Muta

Silent

Pensando che imporsi il silenzio era atto volontario del rendersi spettatore smisi di parlare.
Come decisione improvvisa.
Era allora il tempo in cui il mio riflettere la pazzia la fece innalzare a lucidità.
E intorno sguardi e preoccupazioni.
Io guardavo ascoltavo agivo.
E i giorni si accumulavano nel mio ricordo.
Ma il dialogare interno (quello fra la voce atona che sembra situarsi nel petto o forse in gola e la voce del cervello come sempre l’ho chiamata) in un continuo sovrapporsi non mi voleva abbandonare.
Solo POI arrivai allo stadio dove tutto era e funzionava come un computer: dentro non più suoni articolati ma luci e suono puro.
E nel tempo fuori: la realtà mi arrivava preordinata. Non udivo altro che i suoni riprodotti dal mio pensare.
L’intervento del curatore d’anime mi portò alla gravidanza.
Nove mesi quasi senza richieste; perenni.
Poi il parto.
E mia figlia nata in assenza di corde vocali.

foto: ©2007 ~AWhisperOfLove


Creative Commons License


Quest’opera è pubblicata sotto una
Licenza Creative Commons.


About this entry