IL MORTO IN SALDO

 

Fathers and Children

RAGAZZA la nipote acquisita del morto, sui ventitre
UOMO un compagno di bevute, sui settanta.
VECCHIA ultima innamorata del morto, sui sessanta
BIONDA personaggio enigmatico, sui trenta
GIOVANE fratello della ragazza, sui ventotto
MAROCCHINO un ragazzino, straccione, sui quindici
PRETE un prete in tonaca
PORTIERA una donna grassa
BAMBINO un piccolo con le ginocchia sporche, sui nove


Una grande stanza. Sembra il magazzino di un rigattiere. Una ragazza si muove nella penombra fra gli oggetti e li spolvera, piazzando etichette con i prezzi su ogni pezzo. Sta canticchiando una canzone di Alex Britti.
Suona il campanello, la ragazza fa un balzo, si avvicina alla finestra e tira su le tapparelle, urlando verso la porta:
RAGAZZA: Avanti è aperto.
Entra un uomo. Vestito alla buona, trasandato, non rasato. Ha un sorriso timido sulle labbra.
UOMO: Buongiorno. Volevo solo dare un’occhiata. Non avevo mai visto dove viveva. Sa l’ho conosciuto al bar. Giocavamo insieme a bocce.
Mentre parla sta immobile sulla soglia, guardandosi attorno.
RAGAZZA: Prego, faccia pure. Di là c’è la camera da letto. E lì il cucinotto. Quello è il terrazzo.
UOMO: Forse lei mi può aiutare, mi parlava sempre di un certo libro di viaggi…
RAGAZZA: Non saprei, comunque la libreria è là.
E gli indica una parete tappezzata di libri.
L’uomo si avvicina e guarda.
Il campanello suona nuovamente e questa volta entra una donna. E’ giovane e bella. Ha i capelli biondi, lunghi sulle spalle.
BIONDA: Di sotto mi hanno detto che vendete tutto…
RAGAZZA: Le hanno detto bene…
La ragazza è diventata all’improvviso scortese. Come se provasse un’antipatia istintiva per la nuova venuta.
BIONDA: Cercavo delle vecchie fotografie.
RAGAZZA: Be’, le foto le può trovare in quel cassetto. Ma non pensavamo di venderle. Dia pure un’occhiata. Se trova qualcosa ne discutiamo.
La donna apre il cassetto e si mette a frugare.
Dalla porta socchiusa entra una vecchia, senza suonare il campanello.
VECCHIA: Allora è proprio morto. Non ci volevo credere. E tu chi sei?
Chiede rivolta alla ragazza.
RAGAZZA: Una nipote. E’ stato il… diciamo secondo marito di mia zia. Non avevano figli…
La giovane donna la interrompe. Ha lo sguardo evasivo e un tono insinuante.
BIONDA: Ne è certa?
RAGAZZA: Be’, non che si sappia… insomma, sicuro che ne sono certa…
Si arrabbia. La donna continua a frugare fra le foto.
VECCHIA: Non sapevo che fosse sposato… La moglie è morta?
RAGAZZA: No è in una casa di cura. Da tanti anni. Poveretta ha l’Alzheimer.
La giovane donna bionda interviene senza neppure alzare la testa, continuando a guardare con attenzione le foto.
BIONDA: Dicono sia una malattia genetica.
VECCHIA: Ma non è ereditaria. Ho sentito che dipende da un virus. Come prendere l’influenza. E adesso ti sanno dire prima se sei predisposto. Lo so perché volevo fare il test. Ogni tanto perdo i colpi…
BIONDA: Mi dispiace, ma esiste una forma familiare…
Una soneria fastidiosa trilla, la ragazza corre nell’altra stanza ed estrae un cellulare dalla borsa, dopo averla liberata da una pila di vestiti appoggiati sul letto. Si vede attraverso la porta.
RAGAZZA: Ah sei tu. Dovevi già essere qui. Dovevi occuparti tu della vendita, ricordi? E’ arrivata una tizia che mi dà ai nervi. Ancora un po’ e la piglio a calci.
Per dire quest’ultima frase ha abbassato il tono, ma al di là della parete tutti hanno sentito ugualmente.
UOMO: L’ho trovato! (Grida estraendo il libro dallo scaffale. Legge ad alta voce il cartello appeso.) Tutti i libri al 50%. Ma questo è tutto rotto… deve averlo letto e riletto. Signorina, non può farmi uno sconto? (si sporge nell’altra stanza).
RAGAZZA: Insomma, le regole sono regole. Se lo vuole è così, altrimenti…
VECCHIA: E’ pomì.
La ragazza la guarda senza capire. L’uomo brontola qualche parola e si va a sedere sulla poltrona sfogliando il libro.
VECCHIA: Non mi ha mai parlato della moglie. Di una certa Dora, ogni tanto. Chi era?
RAGAZZA: Chi?
VECCHIA: Dora, no. La conoscevi?
La ragazza scuote la testa con indifferenza. Riprende a spolverare gli oggetti, come un automa. E sbuffa.
BIONDA: Dora. Io conosco una Dora. E’ un bel nome non trova?
VECCHIA: Non proprio. Mi sembra così antiquato. E lei come si chiama?
BIONDA: Elvira.
Il silenzio cala sulla scena.
RAGAZZA: Be’, trovo che Dora sia decisamente meglio. Dice dopo un bel po’ uscendo sul terrazzo per sbattere lo straccio.
L’uomo si è sprofondato in una poltrona e ha cominciato a leggere. Sembra molto preso.
VECCHIA: Non è carina, e lei come si chiama?
RAGAZZA: Francesca. Pronuncia il suo nome con orgoglio.
VECCHIA: Già, bello è bello. Ma bisogna anche saperli portare, i nomi. Tace di colpo e si avvicina a una piantina grassa su un tavolino sotto la finestra.
VECCHIA: E’ in vendita anche questa? La prende in mano.
RAGAZZA: E’ tutto in vendita, non so cosa farmene di questa roba.
VECCHIA: Non era affezionata a suo zio?
La ragazza la guarda male.
RAGAZZA: Era solo acquisito. E poi non lo conoscevo bene.
BIONDA: Non aveva altri parenti?
La ragazza si arrabbia e quasi l’aggredisce.
RAGAZZA: Non verrà nessuno a reclamare qualcosa. Non ci sono Van Gogh, mi sembra. E l’argenteria è scarsa… Nessuno vuole questo candelabro? Solleva un candelabro con il tronco a forma di donna. E poi a essere sincera credo che qui dentro a parte i libri fosse tutto di mia zia. Lui era un barbone quando l’ha incontrata…
VECCHIA: Ah, già… Questo me l’aveva raccontato. Non riuscivo a crederci. Mi sembrava così distinto. Era veramente colto. Credo fosse laureato in filosofia.
La ragazza solleva le spalle e se ne va in cucina.
UOMO: Raccontava delle cose incredibili. E a bocce era imbattibile. E pensare che oggidì non gioca più quasi nessuno a bocce…
BIONDA: Non è vero. A Monaco se le portano da casa per giocare nei giardini di fianco al portico del Teatro.
L’uomo e la vecchia la guardano perplessi. La porta si spalanca ed entra un giovane, con gli occhiali scuri, tutto vestito di nero. Fissa con interesse la giovane donna bionda.
GIOVANE: Salve sono Massimo. Franci… Chiama verso la cucina.
RAGAZZA: Sei arrivato finalmente. Non ho venduto un accidenti e non mi sembra che qualcuno abbia intenzione di comprare qualcosa…
BIONDA: Io vorrei comprare queste fotografie. Mostra due scatole di istantanee e un album dalla copertina di pelle verde.
RAGAZZA: Ma, fammi vedere… E’ passata al tu e le strappa di mano l’album.
GIOVANE: Ma… sono di famiglia, cosa se ne fa? Sembra sinceramente stupito.
RAGAZZA: Non mi sembrano di valore, se non affettivo. Niente capolavori… Se ci dà cento euro sono sue.
Le restituisce l’album con sgarbo, ma lo prende il giovane.
La bionda non fa una piega, estrae il portafogli e allunga due banconote da cinquanta. Il giovane prima di intascare le banconote sfoglia l’album come per cercare qualcosa. La vecchia allunga il collo per dare un’occhiata alle foto.
UOMO: Mi sembra un’esagerazione. Cosa vuole allora per quel quadretto? Indica un piccolo olio, venti per venti, sulla parete di fronte a lui. Si tratta della cima di una montagna.
RAGAZZA: Oh, per quello venticinque sono sufficienti. Lo vuole?
Fa per andare e staccarlo dalla parete. L’uomo scuote la testa e torna a immergesi nel libro.
VECCHIA: E’ questa sua zia?
Indica una foto.
GIOVANE: O no, mia zia è nera e piccolina. E ha gli occhiali.
VECCHIA. Allora sarà la Dora. Guardi che bei capelli biondi, sono più chiari dei suoi…
Dice rivolta alla bionda.
RAGAZZA: Sarà tinta…
VECCHIA: Sa che a guardarla bene le assomiglia anche. Ha il naso più lungo…
Continua rivolta alla giovane donna bionda che sorride divertita.
RAGAZZA: Allora signora, la vuole questa piantina o ha intenzione di fermarsi qui a chiacchierare fino a stanotte?
VECCHIA: Ma… direi che dipende dal prezzo che mi fa…
GIOVANE: Due e cinquanta…
RAGAZZA: Neanche per idea. Questa piantina avrà venti anni. Ne vale almeno dieci di più.
Il giovane scuote la testa e se ne va in cucina a prendere un bicchiere d’acqua.
UOMO: Senti un po’ ragazzina, vuoi vendere veramente qualcosa o preferisci tenerti tutto?
Si è alzato in piedi e tiene stretto il libro al petto.
La ragazza alza le spalle e non risponde.
BIONDA: Compro tutto io per cinquemila euro.
UOMO: Eh no! Questo libro me lo aveva promesso lui…
VECCHIA: Ma non dica sciocchezze, se proprio deve mettere su casa se ne vada all’Ikea e spende meno…
La ragazza e il giovane si guardano allibiti, lui tiene in mano un bicchiere e si è tolto gli occhiali scuri. Ha un occhio pesto.
VECCHIA: Si è fatto male?
GIOVANE: Sono andato a sbattere contro uno spigolo…
VECCHIA: Chissà che dolore…
GIOVANE: Eh, abbastanza…
La ragazza perde la pazienza e li interrompe.
RAGAZZA: Parlava sul serio? Cinquemila euro e si porta via tutto? Guardi che dobbiamo liberare la casa entro la fine del mese, ci siamo accordati così con il proprietario dell’appartamento. Manca una settimana…
GIOVANE: Altrimenti ci tocca pagare l’affitto per tutto l’anno…
BIONDA: Vi va bene un assegno?
Estrae dalla borsa il libretto.
VECCHIA: Ci rifletta bene, mia cara. Cosa se ne fa di tutte queste cianfrusaglie. Non è mica roba di antiquariato, e neppure di modernariato. Ma… forse lo conosceva?
Gli occhi di tutti si puntano sulla Bionda.
BIONDA: No, mi dispiace. Non l’ho mai visto.
VECCHIA: Non è che c’entra qualcosa con quella Dora?
UOMO: Non le sembra di essere un’impicciona? Saranno affari suoi se vuole spendere tutti quei soldi…
RAGAZZA: Finiamola… mio zio non aveva figli, non conosceva nessuna Dora ed era innamorato di mia zia. E poi erano sposati da quasi trent’anni. Lei quanti ne ha?
BIONDA: Trentatre.
GIOVANE: Complimenti, li porta bene, gliene davo dieci di meno. Se vuole posso aiutarla io a fare il trasloco. E poi sui soldi ci mettiamo d’accordo. E’ stata un’idea di mia sorella questa della svendita…
Entra un giovanissimo extracomunitario, avrà quindici anni a malapena. I capelli ricci sporchi. Indossa degli abiti di due misure più grandi.
MAROCCHINO: Buongiorno, cercavo il signor Franco…. Dice guardandosi attorno perplesso.
Rimangono tutti senza parole. Il primo a riprendersi è il giovane.
GIOVANE: Per quale motivo? Può dire a me, sono il nipote.
MAROCCHINO: Ma veramente avevamo un appuntamento al bar all’angolo alle due, ma non si è fatto vedere.
RAGAZZA: Anche un vu comprà, adesso…. Dice fra i denti. Di cosa dovevate parlare?
MAROCCHINO: Veramente mi ha assunto come uomo di compagnia, dovevo cominciare oggi….
La ragazza scoppia a ridere. Gli altri fissano l’extracomunitario con la bocca aperta.
GIOVANE: Uomo di compagnia? Cosa significa?
MAROCCHINO: Bella botta. Destro o sinistro? Chiede indicando l’occhio pesto.
GIOVANE: Spigolo. Allora, cosa vuol dire? Il tono è leggermente innervosito.
RAGAZZA: Uomo poi mi sembra un po’ troppo, diciamo boy friend. E ammicca.
MAROCCHINO: Niente, cioè quel che vuol dire. Uno che ti tiene compagnia e tu lo paghi per questo…. Scuote le spalle.
RAGAZZA: E quanto ti avrebbe pagato?
MAROCCHINO: Ma perché avrebbe? Scusate, vorrei parlare con il signor Franco.
Si fa sospettoso.
RAGAZZA: Arrivi troppo tardi. E’ morto, caput…
MAROCCHINO: Oh, poveretto. Ha sofferto?
VECCHIA: Già, ha sofferto? Mi hanno detto che era solo in casa. Poverino.
GIOVANE: Non credo. Dormiva. L’ho trovato sulla poltrona con il telecomando per terra e la televisione accesa. Gli si deve essere spaccato il cuore….
RAGAZZA: Ma che importanza ha?! Adesso la signorina Elvira ci firma l’assegno e tutti voi ve ne andate….
Grida spingendo l’extracomunitario verso la porta.
UOMO: Non è giusto, questo me lo aveva promesso lui…
Sventola il libro.
VECCHIA: Non rispettare le volontà di un morto è peccato di fronte agli uomini e di fronte a Dio… non può trattare così male il suo uomo di compagnia. (Ferma la ragazza prendendola per un braccio) Scusi, ma come vi eravate messi d’accordo?
MAROCCHINO: Mi avrebbe ospitato a casa sua e insegnato tutto quello che sapeva lui.
RAGAZZA: Ecco, visto proprio un boy friend. Uno zio pedofilo, ci mancava giusto questo.
BIONDA: Ma stai zitta…
RAGAZZA: Oh insomma, se non volete comprare niente siete pregati di uscire.
GIOVANE: Ma Franci…
Suona il campanello. La vecchia apre la porta e un prete appare sulla soglia.
PRETE: Posso? Disturbo?
RAGAZZA: Uno in più, uno in meno…. (Dice sottovoce, visibilmente scocciata) Scommetto che cerca lo zio…
PRETE: Un parente…
GIOVANE: Prego, sono il nipote e lei è mia sorella… Dice indicando la ragazza.
PRETE: Bene, insomma, ho qui una busta. Mi è arrivata con la posta stamattina… e non so cosa fare, vostro zio non l’ho mai conosciuto. Ma la portinaia qui sotto mi ha detto che è morto domenica.
GIOVANE: Sì, domenica…
RAGAZZA: E allora?
PRETE: Mi ha inviato una specie di testamento…. Sa, ho temuto si fosse suicidato… no, che lo potesse fare, insomma sono corso a controllare… ma è morto. Come?
RAGAZZA: Stecchito. Il cuore non ha retto… vede questi sono tutti i suoi amici. (Allarga le braccia sconsolata) Una bella tribù di poveracci.
Gli altri la guardano male, tranne il marocchino.
PRETE: Sicuro che non si sia tolto la vita?
La ragazza sbuffa.
GIOVANE. Nessuno ha sospettato nulla. Il medico ha detto che è morto d’infarto.
RAGAZZA: Vecchio. Era vecchio e basta.
La vecchia le si piazza davanti.
VECCHIA: Eh no, mia cara, non vecchio. E il cuore può lasciarti in panne a qualsiasi età… stai attenta. Io ero la sua donna e vi posso garantire, mi scusi don non so chi, che a letto se la cavava ancora bene.
E’ l’uomo a fare un passo avanti.
UOMO: Ed era un vero campione alle bocce, per non parlare della testa, una gran testa. Si ricordava tutto, e quante cose interessanti mi ha insegnato, sapeva persino usare il computer!
RAGAZZA (Mugugna): Sai che difficile….
GIOVANE (Dice rivolto al prete): Parlava di un testamento?
PRETE: Non so se possa avere valore… (Estrae dalla tasca una busta.) Ho dovuto leggerla, era indirizzata a me.
VECCHIA (Borbotta): Non rispettare le volontà di un morto è contro la legge degli uomini e la legge di Dio.
BIONDA: Cosa dice?
Si avvicina al giovane che la stringe in mano e sta cominciando a leggere
RAGAZZA: Non sono affari tuoi…
La spinge lontano.
Suona il campanello. Si immobilizzano tutti. Nessuno va ad aprire. La maniglia si abbassa ed entra la portinaia con un bambino.
PORTIERA: Scusate ma questo piccolo ha chiesto del signor Franco… e l’ho accompagnato su.
RAGAZZA: Un altro?
GIOVANE (Si rivolge al piccolo, un bambino sui nove anni): Ti chiami Jonathan?
Gli altri rimangono sbalorditi.
BAMBINO: Sì.
GIOVANE. Dimmi, perché cercavi Franco?
BAMBINO: E’ il mio nonno. Ogni mercoledì mi porta al cinema, ma oggi non è venuto a prendermi.
RAGAZZA (Scuote la testa): Incredibile.
E si va a sedere sulla poltrona.
BIONDA: Come tuo nonno? Il padre di tuo padre? Lo assale quasi.
RAGAZZA (Sempre da seduta): Ma cosa te ne importa? Io non so…
GIOVANE: No, no…
Interviene quasi per tranquillizzarla. Ma non dice nient’altro.
BAMBINO: Non ho il papà e neanche la mamma… (qualche lacrima gli riga il viso…) vivo in una casa famiglia, con le suore, Franco è il mio nonno adottivo.
BIONDA: Ma come sapevi il suo nome? Chiede rivolta al giovane.
GIOVANE: C’è scritto qui. Trovare Jonathan e regalargli la collezione di soldatini che sta nell’armadio in basso.
RAGAZZA: L’ho presa io, volevo regalarla a Mattia.
Si alza di scatto.
VECCHIA: Devi restituirla subito!
RAGAZZA: Ma fatti gli affari tuoi… (Fra i denti.) Domani te li porto, ragazzino, dimmi dove?
Si avvicina al bambino chinandosi alla sua altezza
GIOVANE: Lo so io.
Prende il bambino per mano e lo allontana dalla sorella.
RAGAZZA: Allora cos’altro c’è scritto?
GIOVANE: Lascia a Michele - L’Uomo presta attenzione facendo capire di essere lui Michele- tutti i suoi libri di viaggio. Ad Angela la piantina grassa. - La vecchia si precipita a prenderla – E tutti i vasi di fiori del terrazzo. (Si volta verso la bionda). A Elvira lascia le fotografie e le chiede di far da zia a Jonathan.
Gli occhi di tutti si puntano sulla bionda.
La portiera comincia a dare segni di nervosismo.
RAGAZZA: E il resto? A chi lo lascia? Guarda in cagnesco la bionda.
GIOVANE: (Legge la lettera): Dice di mettere tutto in vendita…
RAGAZZA (lo interrompe): Be’ è quello che stavamo facendo! Visto.
GIOVANE: … e di dare il ricavato a Mohamed. A me lascia tutti i libri se li voglio e il compito di occuparmi di Mohamed, sempre se voglio…
RAGAZZA lo interrompe ancora: E a me?
GIOVANE: Ti ricorda di andare a trovare la zia.
La ragazza si alza e si dirige verso la porta visibilmente scocciata. Oltrepassa la portiera che non ha mai detto una parola.
RAGAZZA: Tolgo il disturbo.
Esce sbattendo la porta.
PORTIERA: Devo scendere, giù non c’è nessuno.
Scappa via lasciando il bambino da solo.
VECCHIA: Allora avevo ragione io, lei è figlia di Franco e Dora… (Esce con la piantina fra le mani.) Tornerò domani con un’amica a prendere i vasi del terrazzo…
Chiude la porta.
GIOVANE: Davvero? Sei figlia di Franco? Una specie di cugina?
BIONDA: Non saprei. Ho ricevuto una sua lettera in cui mi diceva di venire a questo indirizzo, per questo sono qui. Ma non c’era scritto che era mio padre. Sì, è vero, là in mezzo a quelle di altre venti donne c’era anche una foto di mia madre…
UOMO (in disparte mormora) :D oveva essere un donnaiolo.
BIONDA: …Comunque non ho mai saputo chi fosse mio padre. Mia madre ha detto che è se ne è andato come era venuto.
GIOVANE: Ma si chiama Dora?
L’uomo imbarazzato si mette fra i due per attirare la loro attenzione. E si rivolge al giovane.
UOMO: Scusa, potresti darmeli tu i libri di viaggio? Io non saprei riconoscerli… Passo anch’io domani, va bene? Questo lo porto via subito. (Stringe sempre il libro al petto. Sulla porta, prima di uscire si rivolge ancora al giovane.) Giochi a bocce?
GIOVANE: Mi dispiace, no. Ma posso imparare.
UOMO: Oh ti insegno con piacere… A domani.
Esce lasciando la porta semi aperta.
MAROCCHINO: Io però a questo punto non so dove andare a dormire. Ho lasciato il mio rifugio, sapendo di venire qui.
GIOVANE: Mi dispiace.
BIONDA: Perché non lo fai restare qui fino alla fine del mese?
L’extracomunitario accenna a un sorriso.
GIOVANE: Veramente volevo chiedere a te di restare qui.
La bionda lo guarda imbarazzata.
BIONDA: Qui?
GIOVANE: Qui.
BIONDA: Qui?
MAROCCHINO: Vieni Jonathan andiamo a fare un giro.
Prende il bambino per mano, ma quello si aggrappa ai pantaloni del giovane e li tira.
BAMBINO: Io voglio il nonno.
GIOVANE: Il nonno è andato in cielo.
BIONDA.: A trovare il tuo papà e la tua mamma…
Il bambino scoppia a piangere.
L’extracomunitario lo trascina via.
MAROCCHINO: Andiamo a prendere un gelato. Si volta. Hai degli spiccioli?
BIONDA: Ti devo cinquemila euro, li vuoi subito?
MAROCCHINO: No preferisco un po’ alla volta, comincia a darmene cinque. (Allunga la mano e quando la bionda vi appoggia una moneta la chiude e se ne va, tirandosi dietro il bambino che piange.) Ci vediamo domani.
Uscendo chiude la porta.
GIOVANE: Se non era tuo padre perché vuoi comprare tutta questa roba?
BIONDA. Perché no?
Si toglie la giacca e l’appende al muro dell’ingresso dove c’è un gancio libero.
GIOVANE: Credi si sia suicidato?
BIONDA: Non so. Non l’ho mai visto.
GIOVANE: Già. Anch’io comunque l’avrò visto tre volte. Però mi era simpatico. Ma credi si sia suicidato?
BIONDA: Ha spedito la lettera in cui mi diceva di venire qui sabato. Perché lo avrebbe fatto se non voleva incontrarmi?
GIOVANE: Non so. Può darsi che pensasse che ci saremmo incontrati noi. (Va alla porta e la chiude a chiave.) E poi ha fatto testamento.
BIONDA: Avrà sentito che la sua ora si stava avvicinando. E poi è arrivata prima del previsto.
GIOVANE: Già. Magari gli hanno letto la mano. Succede.
BIONDA: Cosa ti sei fatto all’occhio?
Glielo tocca con delicatezza.
GIOVANE: Ho litigato con uno spigolo.
BIONDA: Come mai?
Lui la guarda senza capire.
GIOVANE: Veramente, niente di eroico. Mi sono alzato al buio ieri notte e ho pestato contro il mobiletto della cucina di mia madre. Odio le cucine all’americana, con i pensili.
BIONDA: Anch’io.
Si spegne la luce.


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