Tredici e mezzo

Lasciai guidare Praline senza sapere se avesse la patente ma preferii sedermi dietro, in mezzo ai gemelli. Lui con un gesto deciso si allacciò la cintura di sicurezza e si mise ad armeggiare con gli specchietti. La tabaccaia gli scivolò languidamente al fianco, ragalandomi un rosso sorriso sgargiante.
Dafina si era appoggiata teneramente sulla mia spalla, solleticandomi l’orecchio.
” Perché dovrei parlare con la tua prof? ” Credo che in quel momento avessi già preso la decisione di mandare una controfigura. L’incontro con la Preside aveva intaccato pericolosamente il mio equilibrio psichico. Non potevo rischiare di prendere a pugni una poveretta che aveva il solo difetto di appartenere alla categoria degli insegnanti.
La sentii irrigidirsi e sollevare la testa bicolore. Ancora una volta il mio tempismo aveva colto nel segno.
” Perché tutti gli altri genitori sono andati al colloquio! Semplice, no?” mi rispose infastidita.
” Parli con una e ne sistemi due…! Sei proprio nato con la camicia… ” Lo spirito sarcastico di mio figlio continuava a spiazzarmi. ” Alle 9, ricorda…”
” Si chiama Gandolfi…” precisò Dafina, gettando uno sguardo indifferente al di là del finestrino.
Stavamo correndo da un po’ lungo il Naviglio, verso la periferia. L’acqua autunnale scorreva sporca in senso contrario, trascinando qualche relitto irriconoscibile.
Erano anni che non frequentavo più la Milano by night. Solo qualche rara cena di lavoro nei locali super eleganti… insomma comformisti. Senza contare quelle noiose serate passate a setacciare i posti più esotici del centro e dell’hinterland con gli amici di Teresa. La cucina cinese era superata. Ristoranti afgani e senegalesi, trattorie pakistane e osterie olandesi, senza contare i mille pubs finti irlandesi. E di domenica il brunch! Una colazione tardiva che voleva essere un pranzo anticipato, molto anglosassone e snob. E di difficile digestione, ma così casual: vestiti, discorsi, espressioni del volto…
Praline frenò di colpo e infilò una stradina, poi con calma posteggiò la macchina in un cortile interno. Un vecchio cortile di case di ringhiera, acciottolato consumato e muri scrostati.
Dafina si era appoggiata teneramente sulla mia spalla, solleticandomi l’orecchio.
” Perché dovrei parlare con la tua prof? ” Credo che in quel momento avessi già preso la decisione di mandare una controfigura. L’incontro con la Preside aveva intaccato pericolosamente il mio equilibrio psichico. Non potevo rischiare di prendere a pugni una poveretta che aveva il solo difetto di appartenere alla categoria degli insegnanti.
La sentii irrigidirsi e sollevare la testa bicolore. Ancora una volta il mio tempismo aveva colto nel segno.
” Perché tutti gli altri genitori sono andati al colloquio! Semplice, no?” mi rispose infastidita.
” Parli con una e ne sistemi due…! Sei proprio nato con la camicia… ” Lo spirito sarcastico di mio figlio continuava a spiazzarmi. ” Alle 9, ricorda…”
” Si chiama Gandolfi…” precisò Dafina, gettando uno sguardo indifferente al di là del finestrino.
Stavamo correndo da un po’ lungo il Naviglio, verso la periferia. L’acqua autunnale scorreva sporca in senso contrario, trascinando qualche relitto irriconoscibile.
Erano anni che non frequentavo più la Milano by night. Solo qualche rara cena di lavoro nei locali super eleganti… insomma comformisti. Senza contare quelle noiose serate passate a setacciare i posti più esotici del centro e dell’hinterland con gli amici di Teresa. La cucina cinese era superata. Ristoranti afgani e senegalesi, trattorie pakistane e osterie olandesi, senza contare i mille pubs finti irlandesi. E di domenica il brunch! Una colazione tardiva che voleva essere un pranzo anticipato, molto anglosassone e snob. E di difficile digestione, ma così casual: vestiti, discorsi, espressioni del volto…
Praline frenò di colpo e infilò una stradina, poi con calma posteggiò la macchina in un cortile interno. Un vecchio cortile di case di ringhiera, acciottolato consumato e muri scrostati.
photo:©2004-2008 =akasleep
About this entry
You’re currently reading “Tredici e mezzo,” an entry on May your shade be sweet
- Pubblicato:
- Febbraio 7, 2008 / 6:54 pm
- Categoria:
- Io non posso entrare
- Tag:

non ci sono commenti
Jump to comment form | comment rss [?] | trackback uri [?]