C’era una volta

Avevo dimenticato il profumo dei nervetti fritti, nei magici cortili milanesi rischiarati dalle allucinanti luci al neon, quando, stanchi dei nostri impegni ‘culturali’ giocavamo a bocce lontano da occhi indiscreti, in mezzo a vecchi che sudavano vino.
E questo se non si andava a mangiare dal Greco, che era di Atene e aveva i baffi da bandito, il cappellino da Zorba, uno studente universitario fuoricorso sfuggito ai Colonnelli e capitato nella nostra città in cerca di fortuna.
Si era fermato sul Naviglio ed era divenuto ricco. Nella sua osteria ci regalava l’eroica sensazione di vivere in una sequenza di Zeta l’orgia del potere, mitico film dei Sessanta. Senza però il pericolo di essere gettati da una finestra.
Restava aperta fino alle tre di notte e potevi incontrarci proprio tutti. A me era capitato d’incontrarci un amante di mia sorella, quella grande quando non era ancora una professoressa. Era stato arrestato in Turchia perché aveva investito e ucciso uno zingaro sull’autostrada per Istanbul. Lui non parlava mai delle prigioni turche, ma aveva regalato a Galatea un anello comperato in quel viaggio. Si srotolava in quattro cerchi imperfetti e bitorzoluti che assemblati solo in un certo modo si ricomponevano in un unico anello.
Tutti noi ne avevamo dimenticato il meccanismo e quella sera Galatea, per caso, lo aveva trovato sciolto nella borsa, una borsa di tela indiana che non usava da parecchio tempo. Riconosciutolo a un tavolo gli si era avvicinata e, senza alcun imbarazzo per le occhiate trucide della sua compagna, una biondina slavata, estrasse l’anello e gli chiese di rimontarglielo.
Lui sorridendo lo fece velocemente e glielo infilò al dito.
Avevo dimenticato anche questo.
E questo se non si andava a mangiare dal Greco, che era di Atene e aveva i baffi da bandito, il cappellino da Zorba, uno studente universitario fuoricorso sfuggito ai Colonnelli e capitato nella nostra città in cerca di fortuna.
Si era fermato sul Naviglio ed era divenuto ricco. Nella sua osteria ci regalava l’eroica sensazione di vivere in una sequenza di Zeta l’orgia del potere, mitico film dei Sessanta. Senza però il pericolo di essere gettati da una finestra.
Restava aperta fino alle tre di notte e potevi incontrarci proprio tutti. A me era capitato d’incontrarci un amante di mia sorella, quella grande quando non era ancora una professoressa. Era stato arrestato in Turchia perché aveva investito e ucciso uno zingaro sull’autostrada per Istanbul. Lui non parlava mai delle prigioni turche, ma aveva regalato a Galatea un anello comperato in quel viaggio. Si srotolava in quattro cerchi imperfetti e bitorzoluti che assemblati solo in un certo modo si ricomponevano in un unico anello.
Tutti noi ne avevamo dimenticato il meccanismo e quella sera Galatea, per caso, lo aveva trovato sciolto nella borsa, una borsa di tela indiana che non usava da parecchio tempo. Riconosciutolo a un tavolo gli si era avvicinata e, senza alcun imbarazzo per le occhiate trucide della sua compagna, una biondina slavata, estrasse l’anello e gli chiese di rimontarglielo.
Lui sorridendo lo fece velocemente e glielo infilò al dito.
Avevo dimenticato anche questo.
Photo: ©2008 ~YuriBonder
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- Published:
- Febbraio 23, 2008 / 11:28 am
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